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Archive for luglio 2013

La parola Ostalgie nasce abbastanza presto dopo la “Svolta”, ovvero dopo la caduta del Muro di Berlino, quando nel 1993 è stata eletta come “Wort des Jahres” (Parola dell’anno). Essa fu forgiata dal cabarettista di Dresda, Uwe Steimler, il quale si è assicurato il marchio di questa parola il 25 Novembre 1992. Il grande dizionario Duden definisce il vocabolo come segue : “Ostalgie, la; [geb. aus Ost[Deutschland] (Germania dell’Est) e Nostalgie]: Nostalgia di determinate forme di vita nella ex RdT.

La nostalgia dei tempi della DDR, il fenomeno che fino a qualche tempo fa ha coinvolto parte della società tedesco-orientale che aveva vissuto (e lottato contro) il regime comunista di Ulbricht e Honecker, non è una particolarità solo tedesca. Fra i perdenti della transizione, coloro che nel cambio di sistema economico, politico e sociale, non sono riusciti a migliorare o mantenere le proprie posizioni sociali, ci sono anche i cosiddetti lavoratori stranieri, provenienti dai Paesi fratelli, che nella Germania del socialismo reale avevano trovato a loro modo l’America.

Regresado da Alemaña

Tra loro, oltre 16 mila lavoratori del Mozambico, giunti a Berlino Est nel 1979, grazie ad uno speciale accordo tra la Repubblica Democratica Tedesca e il Mozambico da altre nazioni comuniste. Caduto il regime, chiuse molte fabbriche per assenza di mercato, questi lavoratori hanno perduto il lavoro e, con esso, la possibilità di preservare il permesso di soggiorno nella Bundesrepublik riunificata. Hanno dovuto far le valige e tornare nelle proprie terre d’origine.
Se vi capita di passeggiare per la 24 de julho a Maputo intorno a mezzo giorno, ci si imbatte in un gruppo di persone che sfilano e rumoreggiano ogni mercoledì da oltre vent’anni da quell’evento accaduto a migliaia di chilometri dal Mozambico, che ha cambiato le loro vite.  «Oggi li chiamano Madgermanes», «tedeschi matti e furiosi, un appellativo affibbiatogli da parenti e amici al momento del rientro in patria per descriverne il temperamento focoso e la battaglia intrapresa contro il governo mozambicano».

Ex vetrai, ottici, muratori, operai nelle fabbriche tessili e nelle miniere, i Madgermanes hanno mantenuto in Mozambico usi e abitudini presi negli anni trascorsi in Germania: sono rimasti in contatto fra di loro, sono ben organizzati, hanno costituito una serie di associazioni sparse in tutto il Paese, parlano un buon tedesco e ricordano volentieri storie ambientate a Dresda o a Karl-Marx-Stadt, l’odierna Chemnitz. Quel tempo è rimasto impresso come l’età d’oro della loro vita. Dopo la caduta del Muro di Berlino, a oltre vent’anni da quell’evento accaduto a migliaia di chilometri dal Mozambico, le loro vite sono radicalmente cambiate.
Rientrati in patria, si sono dovuti organizzare per sostenere con più forza i loro diritti: la prima battaglia è stata quella di ottenere il pagamento del lavoro svolto nella Ddr. «I contratti stipulati fra i governi», prevedevano che una quota del salario, variabile dal 20 fino all’80% dell’intera somma, venisse corrisposta non direttamente al singolo lavoratore ma al governo mozambicano, con l’accordo che questi avrebbe poi corrisposto la cifra trattenuta una volta completato il periodo all’estero. Una sorta di deposito di risparmio, un bel gruzzolo mantenuto in cassaforte, da poter utilizzare una volta ritornati a casa assieme all’esperienza lavorativa maturata in Germania.
Le cose sono andate diversamente. Toccato il suolo mozambicano, i Madgermanes si sono visti per prima cosa confiscare i passaporti. Del denaro spettante neppure l’ombra. Si tratta di una cifra complessiva attorno ai 100 milioni di dollari, sparita nei meandri delle casse del governo di Maputo e che sarà difficile riuscire a ottenere. I documenti che regolavano i rapporti di lavoro sono andati perduti, risulta anche giuridicamente complesso determinare le quote spettanti a ogni singolo lavoratore.
La beffa non è arrivata dal nuovo sistema capitalistico, ma dal socialistissimo governo del Mozambico.

Nel quartier generale dei Madgermanes, la base central di Maputo, gli ex emigrati organizzano da anni la resistenza contro il governo, discutono animatamente le modalità di protesta, indicono manifestazioni, scrivono petizioni. Finora inutilmente. Negli anni, alla rabbia si è sovrapposta la rassegnazione. Oltre alla truffa dei soldi, i “tedeschi furiosi” non sono riusciti a trovare uno spazio nella società mozambicana e neppure a far valere l’esperienza maturata nell’industriale Germania dell’Est.

La maggior parte di loro è senza lavoro. Coloro che riescono a trovare un’occupazione, spesso sottopagata, devono nascondere il loro passato tedesco.

Le proteste contro il governo non hanno giovato: nel Paese sono considerati fra i più fieri oppositori al regime, un pessimo lasciapassare per gli imprenditori». Arrabbiati e furiosi.

 

http://www.madgermanes.com/

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Il 7 aprile è la festa della donna in Mozambico. Questa data commemora la morte di Josina Machel, moglie del primo presidente Samora Machel, uccisa nel 1971 durante la lotta armata per l’indipendenza. Josina è diventata la figura-simobolo delle donne mozambicane chiamate a “lottare” per la vita. Questo è un giorno speciale, per le strade si sentono musica e canti batuque; è bello vedere così tante donne cantare, danzare o chiacchierare avvolte nelle vivaci capulane dai mille colori tra le quali spunta quella col ritratto della loro eroina. Il 7 aprile è la loro festa e sono orgogliose di essere mulheres,  per un giorno possono abbandonare le fatiche quotidiane e dimenticare per qualche ora problemi e sacrifici. Si danno appuntamento nelle varie città per marciare verso le piazze degli eroi e deporre corone di fiori in memoria di Josina, la loro eroina. Ogni volto racconta una storia, nasconde una vita faticosa, rivendica una lotta, ma dove comincia questa lotta?

Maputo Mercato Municipal

Maputo Mercato Municipal

Vi è un impegno sempre maggiore da parte delle famiglie nel mandare le figlie femmine a scuola, affinché non rimanga un privilegio esclusivo dei maschi. L’istruzione e la conoscenza sono strumenti necessari per vivere la vita con dignità, per fare scelte consapevoli, per essere indipendenti, per realizzare i propri sogni. Le donne possono fare progetti per il loro futuro, possono ricoprire ruoli importanti e di responsabilità, possono essere ministre, deputate, insegnanti o dottoresse. La mulher è il nucleo della famiglia mozambicana, come in molte altre società africane: alleva i figli, lavora nei campi, cucina, raccoglie la legna per il fuoco e l’acqua, percorrendo a piedi ogni giorno decine e decine di chilometri. La sfida più ambita è il giusto riconoscimento del lavoro quotidiano delle donne. Lavorano senza orari, sottopagate e spesso sfruttate, senza diritto alle ferie né alla malattia o alla maternità. Altro grande obiettivo è la regolamentazione dei prezzi di mercato, attualmente vengono fissati dai commercianti senza regole precise da seguire, soprattutto nei villaggi più lontani dove le vie di comunicazione, poche e spesso inagibili, sono il pretesto per abbattere ulteriormente i prezzi.

Scelta del pesce sulla spiaggia di Vilankulos

Scelta del pesce sulla spiaggia di Vilankulos

Unite dalla solidarietà  queste donne lottano senza armi, non vogliono uccidere nessuno ma manifestare contro la violenza domestica, la povertà, l’analfabetismo e la mancanza di lavoro, certe che l’unica via di emancipazione per i lori figli sia l’istruzione. Sfilano per le strade sorridenti e piene di speranza mentre cantano “viva a mulher mocambicana!”

scelta e lavaggio del pesce. Vilankulos

Scelta e lavaggio del pesce. Vilankulos

questo come molti altri articoli sul Mozambico compaiono sul nuovo numero di Poelela Magazine

http://www.lagoapoelela.com/blog/poelela-magazine-n4/

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PARCO DELLA PACE

Stando a quanto rivela Live Science, sembrerebbe che i bracconieri abbiano ucciso tutti gli esemplari che vivevano nel Parco nazionale del Limpopo, una grande riserva naturale del Mozambico.

Gli amministratori del parco hanno annunciato l’estinzione dei rinoceronti, avvenuta per colpa del commercio illegale dei corni, molto richiesti dai mercati cinesi e vietnamiti.

Il problema più grande è che alcuni dei lavoratori del parco sono coinvolti nel bracconaggio, che sfrutta la corruzione come chiavistello per introdursi nei parchi e sterminare animali.

Famiglia di Elefanti al Gorongosa NP

Famiglia di Elefanti al Gorongosa NP

E’ in corso una polemica fra gli ecologisti a proposito della popolazione di pachidermi nel Kruger National Park in Sud Africa. “Sono troppi” e distruggono l’ambiente secondo l’ex direttore del parco Salomon Joubert. “Non sono troppi” e l’ambiente è in buona salute secondo l’ecologista Sam Ferreira. Nel 1994 si contavano circa 8000 esemplari che aumentavano al ritmo del 6.5% all’anno, di quel passo sarebbero divenuti 24.500 entro il 2012. Invece il censimento dell’anno scorso ne ha contati 16.700, segno che la natalità è diminuita grazie a meccanismi naturali di controllo. Tutto il contrario di quanto avviene nel confinante Mozambico, dove gli elefanti e i rinoceronti stanno scomparendo a ritmi spaventosi. Nel 2011 una ricognizione nell’aerea della Riserva del Niassa ha contato 2667 carcasse di elefanti uccisi dai bracconieri per prelevarne le zanne da vendere ai mercati Orientali. Quando non ci saranno più elefanti e rinoceronti nel Mozambico, molto presto purtroppo, il timore è che la pressione dei bracconieri aumenterà nel Kruger. Recentemente il governo sudafricano ha deciso di impiegare nel pattugliamento anche le forze armate per un maggiore controllo.

Parco Nazionale del Gorongosa

Parco Nazionale del Gorongosa

Sempre più urgente è la necessità di accelerare il progetto di parco Trasfrontaliero (Parco della Pace) tra Kruger N.P. in Sud Africa, Limpopo N.P. in Mozambico e Gonarezhou N.P. in Zimbabwe. E’ fondamentale creare una cultura eco-sostenibile che promuova un turismo consapevole e responsabile a sostegno dello sviluppo delle economie dei paesi interessati al progetto.

Solo l’unione e l’azione coesa tra i paesi africani permetteranno la conservazione e la salvaguardia dell’intero patrimonio ecologico di questo continente così meraviglioso.

Questo articolo è stato pubblicato sul nuovo numero di Poelela Magazine

http://www.lagoapoelela.com/blog/poelela-magazine-n4/

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