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In piazza Castello a Torino ha suonato con la Latin All Star McCoy Tyner, piano Gary Bartz, sassofoni (che ha studiato alla Juilliard School e suonato con Davis e Mingus), Conrad Herwig, trombone, Bryan Lynch, tromba (inizia la sua carriera nei Messengers di Art Blakey, un bollino di qualità, se si pensa che in quel gruppo la parte di tromba è stata in passato appannaggio di mostri sacri come Clifford Brown, Lee Morgan e da ultimo Wynton Marsalis), Gerald Cannon, contrabbasso, Francisco Mela, batteria, Giovanni Hidalgo, percussioni.

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Nel 1999 uscì il disco intitolato McCoy Tyner and Latin All Stars. Il pianista dello storico quartetto di Coltrane, da sempre attento alle musiche provenienti dal mondo, si proponeva di incontrare i ritmi afrocubani, perno stabile di buona parte del miglior jazz contemporaneo.

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Tyner nasce a Filadelfia l’11 dicembre 1938. La madre lo inizia al pianoforte all’età di 13 anni.
La sua carriera inizia nel 1960, come pianista della formazione di Benny Golson e Art Farmer. Nello stesso anno entra ufficialmente nello storico quartetto di John Coltrane, insieme a Elvin Jones alla batteria e Jimmy Garrison al contrabbasso. Partecipa quindi, tra 1961 e 1965, alla realizzazione di alcuni tra i più importanti dischi della storia del jazz come My Favorite Things, A Love Supreme, Ballads.

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Tuttavia i rapporti con Coltrane diventano ben presto difficili. La svolta verso il free jazz e l’atonalità di Coltrane non piacciono a Tyner, sentendosi di fatto escluso dal quartetto, Tyner avvia la carriera solista e fonda un trio del quale diventa il leader.
Lasciato quindi lo storico quartetto, pubblica, con la Blue Note Records, tra 1967 e 1970, una serie di album di stampo hard bop. The Real McCoy (1967), Tender Moments (1967), Time for Tyner (1967), Expansions (1968) ed Extensions (1970) sono i maggiori esempi del periodo. Poco dopo firma un contratto con Milestone Records dove continua a registrare album influenti, inclusi Sahara (1972), Enlightenment (1973), e Fly with the Wind (1976), che vedono la partecipazione del flautista Hubert Laws, del batterista Billy Cobham, e un’orchestra d’archi. La musica di Tyner per la Blue Note e la Milestone spesso prende come spunto di partenza quanto fatto dal John Coltrane Quartet per svilupparne certi aspetti incorporandovi elementi musicali Asiatici e Africani. Per esempio, in Sahara, Tyner suona oltre al piano, anche il koto, il flauto, e le percussioni. Questi album vengono spesso citati come esempi di jazz vitale ed innovativo degli anni settanta, pur non essendo né dischi di fusion né di free jazz.

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Fin dagli anni ottanta, Tyner incide e fa tournée in giro per il mondo con il suo gruppo, un trio che comprende anche Avery Sharpe al contrabbasso e Louis Hayes (e in seguito Aaron Scott) alla batteria. McCoy Tyner ha registrato anche tre album da solo per la Blue Note, iniziando con Revelations (1988) e terminando con Soliloquy (1991).

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