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 Ploceus subaureus  (Smith, A, 1839)

Tessitore Dorato

Tessitore Dorato

Africa Golden-Weaver

African Golden Weaver

African Golden Weaver

Classe: Aves
Ordine: Passeriformes
Famiglia: Ploceidae
Genere: Ploceidae Cuvier
Specie: Ploceus subaureus
Tessitore Dorato sugli alberi della Lagoa

Tessitore Dorato sugli alberi della Lagoa

Feeding

Feeding

feeding parte 2

feeding parte 2

Da alcuni giorni, gli alberi intorno alla nostra casa in Mozambico, sulle rive del Lagoa Poelela nella provincia di Inhambane, si sono popolati di una miriade di macchie gialle.

Ploceus Subaureus

Ploceus Subaureus

Sono i tessitori dorati nome scientifico Ploceus subaureus in inglese Africa Golden-Weaver (Smith, A, 1839)

Sono dei Passeriformi della famiglia delle Ploceidae.

African Golden Weaver

African Golden Weaver

Sono quasi completamente giallo pallido, la parte superiore leggermente più verde quando non sono nella stagione dell’amore, gli immaturi assomigliano alle femmine. I maschi hanno gli occhi rossi, le femmine tendente al marrone.

African Golden Weaver

African Golden Weaver

Vivono in coppie e stormi sul litorale orientale dell’Africa sub equatoriale in Kenya, Malawi, Mozambico, Sud Africa e Tanzania.

Si spostano verso l’interno lungo i fiumi.

African Golden Weaver

African Golden Weaver

L’accoppiamento avviene in canneti e alberi sul fiume e le lagune, quando non sono nel periodo di accoppiamento si spostano nella boscaglia fluviale e il bosco adiacente.

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Anthreptes Collaris (Vieillot, 1819)

Collared Sunbird

Nettarina dal Collare

Nettarina dal Collare

Classe: Aves
Ordine: Passeriformes
Famiglia: Nectariniidae
Genere: Hedydipna
Specie: H. collaris

La Nettarina dal Collare è infatti prevalentemente insettivora. Il suo volo grazie alle ali corte è veloce e diretto. La maggior parte delle specie di Nettarine, può prendere il nettare in Hovering (sbattendo le ali sospese nell’aria) come fa il Colibrì, ma di solito si appoggia sui rami per alimentarsi la maggior parte del tempo.

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http://issuu.com/lagoapoelela/docs/poelela_magazine_n5/33

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Canti e danze ad un matrimonio africano

Canti e danze ad un matrimonio africano

Domenica 29 settembre 2013 al Lagoa Poelela distretto di Nhautse, Inharrime, nella provincia di Inhambane, si è celebrato l’evento dell’anno, Ozeia 73 anni, capo villaggio del distretto,   ha sposato Lucy di anni 40 o giù di lì.

Il matrimonio è prima di tutto una grande festa che tende a sancire unioni che molto spesso hanno lunghe convivenze alle spalle ed un certo numero di figli (nella fattispecie Ozeia ne vanta al suo attivo ben 15).

Il rituale dura tre giorni, la festa ha inizio il venerdì sera con la cena nel villaggio della futura sposa, per l’occasione la famiglia di Lucy ha ucciso una vacca. I festeggiamenti si protraggono fino a notte fonda con la musica sparata al massimo tra danze, chiacchiere e risa.

Il sabato c’è la presentazione ufficiale delle famiglie degli sposi. Al cerimoniale segue la consegna dei regali di nozze ed il pranzo.

La domenica la festa si sposta per terminare nel villaggio dello sposo, qui sono stati  sacrificati un capretto e qualche gallina per il banchetto nuziale.

La mattinata passa coi preparativi del pranzo, le donne cucinano il riso, i polli e la verdura, gli uomini hanno macellato il capretto con cui le donne preparano il carril de cabrito (spezzatino di capretto con patate), i bambini si rincorrono allegramente rotolandosi nella terra.

Gli sposi ballano mentre accolgono e salutano gli ospiti.

Verso mezzogiorno comincia la cerimonia. L’evento somiglia molto ad una rappresentazione teatrale in cui personaggi e scene si susseguono in un copione ben preciso.

I personaggi che recitano in questo spettacolo sono i seguenti:

Attori protagonisti

La sposa Lucy

Lo sposo Ozeia (Madala)

O Diretor do Casamento Dama, ovvero il bravo presentatore, colui che coordina e annuncia tutte le fasi del matrimonio

Il Pastore messaggero di Dio

Attori protagonisti muti

L’assistente dello sposo Ozeia pequenho

L’assistente della sposa Gracia

Ad essi spetta il ruolo di assistere gli sposi durante il matrimonio ma anche nei giorni precedenti. Hanno curato le acconciature e la vestizione degli sposi e si occupano di soddisfare qualsiasi loro richiesta, compresa quella di essere accompagnati al bagno!

La Madrina Slumira

Cantanti e ballerini

I bambini e i ragazzi, coadiuvati da Dama, introducono con danze e canzoni ogni nuova scena del matrimonio

Comparse

L’intera famiglia di Ozeia, figli, nuore, generi, nipoti, nipoti bis e tris partecipano al matrimonio. Le donne in particolare sono parte attiva della coreografia, sono meravigliose mentre cantano e ballano avvolte nelle loro capulanas colorate. Ogni gruppo ha la propria quale segno distintivo di relazione parentale con lo sposo: figlie, nuore o nipoti.

Gli uomini seduti in cerchio attorno al tavolo, all’ombra di un enorme mango, assistono all’intera cerimonia.

Spettatori

noi, Laura e Nunzio

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La parola Ostalgie nasce abbastanza presto dopo la “Svolta”, ovvero dopo la caduta del Muro di Berlino, quando nel 1993 è stata eletta come “Wort des Jahres” (Parola dell’anno). Essa fu forgiata dal cabarettista di Dresda, Uwe Steimler, il quale si è assicurato il marchio di questa parola il 25 Novembre 1992. Il grande dizionario Duden definisce il vocabolo come segue : “Ostalgie, la; [geb. aus Ost[Deutschland] (Germania dell’Est) e Nostalgie]: Nostalgia di determinate forme di vita nella ex RdT.

La nostalgia dei tempi della DDR, il fenomeno che fino a qualche tempo fa ha coinvolto parte della società tedesco-orientale che aveva vissuto (e lottato contro) il regime comunista di Ulbricht e Honecker, non è una particolarità solo tedesca. Fra i perdenti della transizione, coloro che nel cambio di sistema economico, politico e sociale, non sono riusciti a migliorare o mantenere le proprie posizioni sociali, ci sono anche i cosiddetti lavoratori stranieri, provenienti dai Paesi fratelli, che nella Germania del socialismo reale avevano trovato a loro modo l’America.

Regresado da Alemaña

Tra loro, oltre 16 mila lavoratori del Mozambico, giunti a Berlino Est nel 1979, grazie ad uno speciale accordo tra la Repubblica Democratica Tedesca e il Mozambico da altre nazioni comuniste. Caduto il regime, chiuse molte fabbriche per assenza di mercato, questi lavoratori hanno perduto il lavoro e, con esso, la possibilità di preservare il permesso di soggiorno nella Bundesrepublik riunificata. Hanno dovuto far le valige e tornare nelle proprie terre d’origine.
Se vi capita di passeggiare per la 24 de julho a Maputo intorno a mezzo giorno, ci si imbatte in un gruppo di persone che sfilano e rumoreggiano ogni mercoledì da oltre vent’anni da quell’evento accaduto a migliaia di chilometri dal Mozambico, che ha cambiato le loro vite.  «Oggi li chiamano Madgermanes», «tedeschi matti e furiosi, un appellativo affibbiatogli da parenti e amici al momento del rientro in patria per descriverne il temperamento focoso e la battaglia intrapresa contro il governo mozambicano».

Ex vetrai, ottici, muratori, operai nelle fabbriche tessili e nelle miniere, i Madgermanes hanno mantenuto in Mozambico usi e abitudini presi negli anni trascorsi in Germania: sono rimasti in contatto fra di loro, sono ben organizzati, hanno costituito una serie di associazioni sparse in tutto il Paese, parlano un buon tedesco e ricordano volentieri storie ambientate a Dresda o a Karl-Marx-Stadt, l’odierna Chemnitz. Quel tempo è rimasto impresso come l’età d’oro della loro vita. Dopo la caduta del Muro di Berlino, a oltre vent’anni da quell’evento accaduto a migliaia di chilometri dal Mozambico, le loro vite sono radicalmente cambiate.
Rientrati in patria, si sono dovuti organizzare per sostenere con più forza i loro diritti: la prima battaglia è stata quella di ottenere il pagamento del lavoro svolto nella Ddr. «I contratti stipulati fra i governi», prevedevano che una quota del salario, variabile dal 20 fino all’80% dell’intera somma, venisse corrisposta non direttamente al singolo lavoratore ma al governo mozambicano, con l’accordo che questi avrebbe poi corrisposto la cifra trattenuta una volta completato il periodo all’estero. Una sorta di deposito di risparmio, un bel gruzzolo mantenuto in cassaforte, da poter utilizzare una volta ritornati a casa assieme all’esperienza lavorativa maturata in Germania.
Le cose sono andate diversamente. Toccato il suolo mozambicano, i Madgermanes si sono visti per prima cosa confiscare i passaporti. Del denaro spettante neppure l’ombra. Si tratta di una cifra complessiva attorno ai 100 milioni di dollari, sparita nei meandri delle casse del governo di Maputo e che sarà difficile riuscire a ottenere. I documenti che regolavano i rapporti di lavoro sono andati perduti, risulta anche giuridicamente complesso determinare le quote spettanti a ogni singolo lavoratore.
La beffa non è arrivata dal nuovo sistema capitalistico, ma dal socialistissimo governo del Mozambico.

Nel quartier generale dei Madgermanes, la base central di Maputo, gli ex emigrati organizzano da anni la resistenza contro il governo, discutono animatamente le modalità di protesta, indicono manifestazioni, scrivono petizioni. Finora inutilmente. Negli anni, alla rabbia si è sovrapposta la rassegnazione. Oltre alla truffa dei soldi, i “tedeschi furiosi” non sono riusciti a trovare uno spazio nella società mozambicana e neppure a far valere l’esperienza maturata nell’industriale Germania dell’Est.

La maggior parte di loro è senza lavoro. Coloro che riescono a trovare un’occupazione, spesso sottopagata, devono nascondere il loro passato tedesco.

Le proteste contro il governo non hanno giovato: nel Paese sono considerati fra i più fieri oppositori al regime, un pessimo lasciapassare per gli imprenditori». Arrabbiati e furiosi.

 

http://www.madgermanes.com/

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A pochi chilometri da Maputo, Doriano, un italiano che vive in Mozambico da più di trent’anni, gestisce la sua lavanderia industriale.

Tecnologia e mano d’opera si fondono in un contesto di archeologia industriale che ricorda la Torino degli anni settanta.

a pagina 30 del numero 4 di Poelela Magazine.

Lavanderia industriale a Machava

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Martin Scorsese alla Mole Antonelliana

Martin Scorsese alla Mole Antonelliana

Una coproduzione Deutsche Kinemathek e Museo Nazionale del Cinema, rende omaggio al genio artistico di Martin Scorsese.

I pantaloncini e i guantoni indossati da De Niro in Toro scatenato, i disegni dei tatuaggi che caratterizzarono il personaggio di Cape fear, il costume indossato da Cate Blanchett in The aviator, dove ricopriva il ruolo di Katharine Hepburn, le scenografie di Gangs of New York disegnate da Dante Ferretti, per celebrare un grande nome del cinema mondiale, ovvero Martin Scorsese.

La Deutsche Kinemathek, il Museo del cinema e della televisione di Berlino, a dedicato dal 10 gennaio al 12 maggio una mostra al grande regista Italo americano. L’esposizione oggi è ospitata nella Mole Antonelliana sede del Museo del Cinema di Torino.

Toro Scatenato

Toro Scatenato

Tre corde in primo piano, due di sfondo, una fitta nebbia, disegnano un pentagramma su un foglio sporco, la Cavalleria Rusticana – Intermezzo di Pietro Mascagni.

Un essere strano danza, salta, si piega e si fa spazio nella nebbia con movenze armoniose al rallentatore, una corda dell’accappatoio si muove casualmente, sembra una coda, la coda del toro del Toro Scatenato.

Il fumo viene bucato dai flash delle macchine fotografiche, inizia ad intravedersi anche il pubblico.

Toro Scatenato

The Bronx, New York City. Interno Giorno.

Siamo nel 1941, in un appartamento in cui è arrivato Joe, fratello minore del pugile Jake, ancora amareggiato per la sconfitta immeritata ai punti, rimediata contro Jimmy Reeves sul cammino per la conquista del titolo mondiale dei pesi medi.

Joe: – … Dammi retta, lascia perdere Reeves. Avrai un altro milione d’incontri da fare, ma… ma non puoi continuare così. Si può sapere che hai? C’è qualcosa che non funziona, eh? Cos’è che non va?

Jake: – Che cos’è che non va? Le mie mani.

Joe: – Le tue mani? Ma che dici?

Jake (osservando, deluso, le proprie mani): – C’ho le mani piccole. C’ho le mani di una ragazzina.

Joe: – Ce le ho anch’io, che significa!

Jake: – Sai che significa? Che anche se divento grosso, anche se batto tutti, qualunque cosa faccio, io non potrò mai combattere con Joe Louis.

Joe: – Certo, lui è un massimo, tu sei un medio, lo credo.

Jake: – Non avrò mai l’occasione di combattere con il migliore che esiste e invece io so che sono meglio di lui. E non avrò mai quest’occasione. E tu mi chiedi cos’è che non va…

Joe: – Senti, tu sei pazzo solo a pensarla una cosa simile: quello è un massimo, grazie al cazzo, tu sei un medio. Non succederà mai, eh. Perché ti ci stai a rodere il fegato? Non è normale.

Jake: – Fammi un piacere.

Joe: – Che vuoi?

Jake: – Voglio che mi colpisci in faccia.

Taxidriver

Taxidriver

Travis Bickle

[…] Ogni volta che riporto la macchina in garage devo ripulire i sedili, sono sempre impiastrati. Certe volte c’è anche del sangue.

[…] Dodici ore al volante e non riesco a dormire… Porco mondo! I giorni sono interminabili, non finiscono mai.

[…] Io ho sempre sentito il bisogno di avere uno scopo nella vita, non credo che uno possa dedicarsi solo a se stesso, al proprio benessere. Secondo me uno deve cercare di avvicinarsi alle altre persone.

[…] La prima volta che la vidi fu all’ufficio della campagna elettorale per Palantine a Broadway. Aveva un vestito tutto bianco e mi apparì come un angelo in mezzo a tutto quel sozzume, è sola ma loro non osano neanche sfiorarla.

Gangs of New York

Gangs of New York

Gangs of New York

Gangs of New York

Gangs of New York

Gangs of New York

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Più di diecimila persone sfilano e marciano tra via San Donato e piazza Castello, per il Gay Pride torinese. Punto focale della manifestazione è la famiglia, motto della manifestazione VORREI MA NON POSSO.

 

Family Day

Family Day

 

Ogni singola associazione ha le sue Drag Queen che svettano su tacchi vertiginosi.

 

Drag Queen

Drag Queen

 

Milk&Coffe

Milk&Coffe

 

La Divina

La Divina

 

Stile

Stile

 

La Scuola

La Scuola

 

 

 

 

 

 

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