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Posts Tagged ‘Torino’

A pochi chilometri da Maputo, Doriano, un italiano che vive in Mozambico da più di trent’anni, gestisce la sua lavanderia industriale.

Tecnologia e mano d’opera si fondono in un contesto di archeologia industriale che ricorda la Torino degli anni settanta.

a pagina 30 del numero 4 di Poelela Magazine.

Lavanderia industriale a Machava

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Martin Scorsese alla Mole Antonelliana

Martin Scorsese alla Mole Antonelliana

Una coproduzione Deutsche Kinemathek e Museo Nazionale del Cinema, rende omaggio al genio artistico di Martin Scorsese.

I pantaloncini e i guantoni indossati da De Niro in Toro scatenato, i disegni dei tatuaggi che caratterizzarono il personaggio di Cape fear, il costume indossato da Cate Blanchett in The aviator, dove ricopriva il ruolo di Katharine Hepburn, le scenografie di Gangs of New York disegnate da Dante Ferretti, per celebrare un grande nome del cinema mondiale, ovvero Martin Scorsese.

La Deutsche Kinemathek, il Museo del cinema e della televisione di Berlino, a dedicato dal 10 gennaio al 12 maggio una mostra al grande regista Italo americano. L’esposizione oggi è ospitata nella Mole Antonelliana sede del Museo del Cinema di Torino.

Toro Scatenato

Toro Scatenato

Tre corde in primo piano, due di sfondo, una fitta nebbia, disegnano un pentagramma su un foglio sporco, la Cavalleria Rusticana – Intermezzo di Pietro Mascagni.

Un essere strano danza, salta, si piega e si fa spazio nella nebbia con movenze armoniose al rallentatore, una corda dell’accappatoio si muove casualmente, sembra una coda, la coda del toro del Toro Scatenato.

Il fumo viene bucato dai flash delle macchine fotografiche, inizia ad intravedersi anche il pubblico.

Toro Scatenato

The Bronx, New York City. Interno Giorno.

Siamo nel 1941, in un appartamento in cui è arrivato Joe, fratello minore del pugile Jake, ancora amareggiato per la sconfitta immeritata ai punti, rimediata contro Jimmy Reeves sul cammino per la conquista del titolo mondiale dei pesi medi.

Joe: – … Dammi retta, lascia perdere Reeves. Avrai un altro milione d’incontri da fare, ma… ma non puoi continuare così. Si può sapere che hai? C’è qualcosa che non funziona, eh? Cos’è che non va?

Jake: – Che cos’è che non va? Le mie mani.

Joe: – Le tue mani? Ma che dici?

Jake (osservando, deluso, le proprie mani): – C’ho le mani piccole. C’ho le mani di una ragazzina.

Joe: – Ce le ho anch’io, che significa!

Jake: – Sai che significa? Che anche se divento grosso, anche se batto tutti, qualunque cosa faccio, io non potrò mai combattere con Joe Louis.

Joe: – Certo, lui è un massimo, tu sei un medio, lo credo.

Jake: – Non avrò mai l’occasione di combattere con il migliore che esiste e invece io so che sono meglio di lui. E non avrò mai quest’occasione. E tu mi chiedi cos’è che non va…

Joe: – Senti, tu sei pazzo solo a pensarla una cosa simile: quello è un massimo, grazie al cazzo, tu sei un medio. Non succederà mai, eh. Perché ti ci stai a rodere il fegato? Non è normale.

Jake: – Fammi un piacere.

Joe: – Che vuoi?

Jake: – Voglio che mi colpisci in faccia.

Taxidriver

Taxidriver

Travis Bickle

[…] Ogni volta che riporto la macchina in garage devo ripulire i sedili, sono sempre impiastrati. Certe volte c’è anche del sangue.

[…] Dodici ore al volante e non riesco a dormire… Porco mondo! I giorni sono interminabili, non finiscono mai.

[…] Io ho sempre sentito il bisogno di avere uno scopo nella vita, non credo che uno possa dedicarsi solo a se stesso, al proprio benessere. Secondo me uno deve cercare di avvicinarsi alle altre persone.

[…] La prima volta che la vidi fu all’ufficio della campagna elettorale per Palantine a Broadway. Aveva un vestito tutto bianco e mi apparì come un angelo in mezzo a tutto quel sozzume, è sola ma loro non osano neanche sfiorarla.

Gangs of New York

Gangs of New York

Gangs of New York

Gangs of New York

Gangs of New York

Gangs of New York

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Più di diecimila persone sfilano e marciano tra via San Donato e piazza Castello, per il Gay Pride torinese. Punto focale della manifestazione è la famiglia, motto della manifestazione VORREI MA NON POSSO.

 

Family Day

Family Day

 

Ogni singola associazione ha le sue Drag Queen che svettano su tacchi vertiginosi.

 

Drag Queen

Drag Queen

 

Milk&Coffe

Milk&Coffe

 

La Divina

La Divina

 

Stile

Stile

 

La Scuola

La Scuola

 

 

 

 

 

 

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In piazza Castello a Torino ha suonato con la Latin All Star McCoy Tyner, piano Gary Bartz, sassofoni (che ha studiato alla Juilliard School e suonato con Davis e Mingus), Conrad Herwig, trombone, Bryan Lynch, tromba (inizia la sua carriera nei Messengers di Art Blakey, un bollino di qualità, se si pensa che in quel gruppo la parte di tromba è stata in passato appannaggio di mostri sacri come Clifford Brown, Lee Morgan e da ultimo Wynton Marsalis), Gerald Cannon, contrabbasso, Francisco Mela, batteria, Giovanni Hidalgo, percussioni.

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Nel 1999 uscì il disco intitolato McCoy Tyner and Latin All Stars. Il pianista dello storico quartetto di Coltrane, da sempre attento alle musiche provenienti dal mondo, si proponeva di incontrare i ritmi afrocubani, perno stabile di buona parte del miglior jazz contemporaneo.

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Tyner nasce a Filadelfia l’11 dicembre 1938. La madre lo inizia al pianoforte all’età di 13 anni.
La sua carriera inizia nel 1960, come pianista della formazione di Benny Golson e Art Farmer. Nello stesso anno entra ufficialmente nello storico quartetto di John Coltrane, insieme a Elvin Jones alla batteria e Jimmy Garrison al contrabbasso. Partecipa quindi, tra 1961 e 1965, alla realizzazione di alcuni tra i più importanti dischi della storia del jazz come My Favorite Things, A Love Supreme, Ballads.

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Tuttavia i rapporti con Coltrane diventano ben presto difficili. La svolta verso il free jazz e l’atonalità di Coltrane non piacciono a Tyner, sentendosi di fatto escluso dal quartetto, Tyner avvia la carriera solista e fonda un trio del quale diventa il leader.
Lasciato quindi lo storico quartetto, pubblica, con la Blue Note Records, tra 1967 e 1970, una serie di album di stampo hard bop. The Real McCoy (1967), Tender Moments (1967), Time for Tyner (1967), Expansions (1968) ed Extensions (1970) sono i maggiori esempi del periodo. Poco dopo firma un contratto con Milestone Records dove continua a registrare album influenti, inclusi Sahara (1972), Enlightenment (1973), e Fly with the Wind (1976), che vedono la partecipazione del flautista Hubert Laws, del batterista Billy Cobham, e un’orchestra d’archi. La musica di Tyner per la Blue Note e la Milestone spesso prende come spunto di partenza quanto fatto dal John Coltrane Quartet per svilupparne certi aspetti incorporandovi elementi musicali Asiatici e Africani. Per esempio, in Sahara, Tyner suona oltre al piano, anche il koto, il flauto, e le percussioni. Questi album vengono spesso citati come esempi di jazz vitale ed innovativo degli anni settanta, pur non essendo né dischi di fusion né di free jazz.

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Fin dagli anni ottanta, Tyner incide e fa tournée in giro per il mondo con il suo gruppo, un trio che comprende anche Avery Sharpe al contrabbasso e Louis Hayes (e in seguito Aaron Scott) alla batteria. McCoy Tyner ha registrato anche tre album da solo per la Blue Note, iniziando con Revelations (1988) e terminando con Soliloquy (1991).

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Torino. Purple sky

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